Come Cambridge Analytica sta cambiando Facebook

Lo scandalo “Cambridge Analytica” da giorni è sulla bocca di tutti, un tema presente nella rassegna stampa quotidiana, anche quella della TV generalista. Sappiamo tanto, e forse sapremo sempre di più, su come e perché sia stato possibile questo abuso dei nostri dati. Ma il primo riscontro di questo avvenimento è un massivo intervento da parte di Facebook su tutto ciò che riguarda la privacy degli utenti e una stretta sul futuro uso della piattaforma per scopi politici.

Cosa è successo

In pratica Cambridge Analytica grazie a un’applicazione all’apparenza innocua (“thisisyourdigitallife”) era riuscita a profilare psicologicamente circa 270mila profili (dato italiano) dei consumatori ed elettori, andando in questo maniera a creare contenuti ad hoc per influenzarli in modo molto più efficace di quanto sarebbe stato possibile con la pubblicità e la comunicazione politica tradizionale.

All’origine del problema c’è stata un’eccessiva apertura della API del social network verso sviluppatori indipendenti che, a quanto si è scoperto, hanno giocato sporco arrivando a carpire troppe informazioni sugli utenti per poi usarle (o venderle) a fini di marketing (commerciale e politico), secondo delle modalità non consentite da Facebook.

Cosa cambierà?

Mark Zuckerberg si trova ad affrontare la più grande crisi di immagine della sua azienda, per questo i passi per proteggere sempre di più i dati degli utenti saranno diversi, così da rassicurare le persone ed evitare la fuga (e il crollo in borsa).

La prima mossa è stata una restrizione della API, con molti sviluppatori che in queste ore si trovano a correre ai ripari affinché i propri strumenti possano essere riconosciuti come sicuri e tornare a lavorare.

Altri cambiamenti all’orizzonte potrebbero coinvolgere i pubblici personalizzati, Facebook starebbe testando un tool che obbligherà gli inserzionisti a ottenere il consenso dagli utenti prima di utilizzare i loro indirizzi email, in questo modo dal pubblico verranno esclusi gli utenti che non hanno mai prestato il consenso. Non è ancora chiaro come dovrà essere certificato questo consenso.

Altre novità importanti investono il mondo della comunicazione politica. Infatti Facebook ha deciso di tenere particolarmente sott’occhio le “issue ads”, cioè tutte quelle inserzioni su tematiche particolarmente critiche, tra queste ci sono quelle inerenti la politica, appunto.

Chiunque voglia continuare a gestire questo tipo di advertising dovrà ottenere l’autorizzazione da Facebook, confermando identità e posizione geografica, senza la conferma di questi dati non sarà possibile usare le sponsorizzazioni.

Per una maggiore trasparenza gli annunci politici saranno contraddistinti dalla dicitura “Political Ads”, in modo che sia chiaro all’utente la natura del messaggio, e sarà possibile sapere da chi sono stati pagati con un semplice clic. Queste modifiche verranno messe in campo nella tarda primavera in USA, per poi essere allargate a tutti.

Sull’impronta di quanto fatto in Canada, verrà creato anche un archivio digitale di tutte le sponsorizzazioni a tema politico (per la gioia di molti studiosi 😉 )

Già in questi giorni gli amministratori di pagine con un numero elevato di fan stanno visualizzando un avviso che chiede di rafforzare la sicurezza del proprio profilo e di verificare la loro identità, chi non lo farà potrà vedersi inibita la possibilità di postare sulle pagine gestite. Un modo per evitare l’uso di profili fake dietro alle pagine.

Sempre a tutela dei frequentatori della pagine verrà inserita una “cronologia” dei cambiamenti della pagina, in modo da sapere, ad esempio, se ha cambiato nome.

Insomma, i dati che lascerete a Facebook (e Instagram) saranno controllati in maniera più accurate e solo una piccola parte potrà essere condivisa con applicazioni esterne (e gli sviluppatori), inoltre le informazioni sulle applicazioni che sono collegate al vostro profilo saranno più visibili, in modo che possiate rivederle e aggiornarle con maggiore semplicità (anche eliminando più app per volta).

Ma il mio profilo è tra quelli finiti nella rete di Cambridge Analytica?

In tanti se lo stanno chiedendo, per questo anche in Italia è possibile sapere se siamo rimasti vittima dell’applicazione “yourdigitallife”. Basta andare nel centro assistenza Facebook per scoprilo –> https://www.facebook.com/help/1873665312923476

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