Google Plus chiude, dove potresti traslocare?

L’8 ottobre Google ha annunciato che a breve (circa 10 mesi) chiuderà il suo social network: Google Plus, rimarranno attivi solo alcuni servizi business e i profili brand.

In realtà era una notizia nell’aria da tempo, vista la scarsa attrattiva della piattaforma che, pur avendo funzionalità degne di nota, non ha mai davvero catalizzato l’attenzione degli utenti.

Ma è il caso di fare un passo indietro e spiegare il perché di questa scelta che non è legato, in realtà, alla bassa vitalità dell’utenza, quanto a un problema più grave. Il motivo che ha portato alla decisione di chiudere sarebbe dovuto a un bug di sicurezza che riguarda la privacy degli utenti, mettendoli a rischio di furti di dati e potenziali attacchi hacker. Un grosso grattacapo di cui Google sarebbe stato a conoscenza da tre anni e per il quale ha preso provvedimenti da marzo scorso. La verità è stata portata a galla da un’inchiesta del Wall Street Journal e che ha messo alle strette il gigante di Mountain View, costringendolo a rivelare pubblicamente la situazione.

Se il furto dei dati di 50mila utenti Facebook vi è sembrato una grossa gatta da pelare per Zuckerberg sappiate che qui parliamo di un numero molto più importante: 500mila utenti!

Google ha, ovviamente, portato la sua versione della vicenda, spiegando che i dati esposti riguardano quelli di condivisione con app di terze parti, estensioni e API e che, nei fatti, nessun dato è stato rubato. I più maligni non possono non pensare che il silenzio sia stato legato, più che altro, al rischio di un crollo in borsa.

Google ha annunciato che nel giro di qualche settimana agli utenti verrà indicata la modalità per scaricare i propri dati. Procedura che, in realtà, è già possibile usando Takeout (servizio di Google) e scegliendo le informazioni di quali prodotto di Big G farsi inviare in formato di cartella zip.

E ora? Dove continuare a coltivare le proprie community?

Per quanto i dati di utilizzo e di engagement del social network di casa Google non fossero altissimi, gli va riconosciuto l’essersi saputo creare uno spazio nel mondo delle community, questo grazie ai gruppi che offrivano una migliore categorizzazione dei post o seguendo le collection specifiche di un utente particolarmente ferrato sul tema.

Inoltre un utente poteva rivolgere un messaggio solo alle persone che facevano parte di una determinata cerchia (ad esempio divisa per regione o per interessi).

Se il vostro scopo è quello di tenere la vostra community sempre informata e inviare aggiornamenti il sistema che sta prendendo sempre più piede è Telegram con l’uso dei canali, un tipo di comunicazione a senso unico, visto che gli utenti non possono interagire con il vostro messaggio. Ma usando i bot giusti potete aggiungere reaction o aprirvi ai commenti (che leggerete solo voi) degli iscritti. In alternativa potete aprire un gruppo (o super Gruppo), in modo da poter dialogare tutti sullo stesso piano (certo, nel caso di community numerose il rischio del caos è sempre dietro l’angolo).

Se il vostro obbiettivo è quello di tenervi aggiornati su un tema, approfondire e trovare nuovi spunti buttate un occhio a Reddit, piattaforma utilizzata molto negli USA (ai tempi delle elezioni presidenziali Obama si prestò a diversi momenti di incontro con la community, aprendosi a un dialogo “senza reti di protezione”).

Fateci sapere dove avete trovato la vostra nuova casa 😉

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